Quando era dolce lo Champagne

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Lo spumante più famoso del mondo, prodotto per rifermentazione in bottiglia con vini da uve Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier, a due passi da Parigi. Chi non conosce lo Champagne?
Il suo consumo tradizionale in abbinamento alle ostriche venne immortalato già nel 1735 dal pittore Jean-François de Troy nel suo dipinto “Le Déjeuner d’huîtres”, conservato al Musée Condé di Chantilly. Sinonimo di fasto, lusso ed eleganza, questo vino ha una storia davvero affascinante e ha coinvolto nel suo sviluppo durante i secoli, numerose menti e personaggi: da Dom Pierre Pérignon, attuatore della vinificazione in bianco anche delle uve rosse e aprifila del tappo di sughero, al cantiniere della Vedova Clicquot inventore delle pupitre nel 1818; da Voltaire, per il quale la schiuma spumeggiante di questo vino fresco era “l’immagine brillante dei Francesi”, a Danton, che si faceva il bagno nella vasca riempita di champagne…
Ma è sicuramente riferito alla Marchesa di Pompadour, al secolo Jeanne Antoinette Poisson (1721-1764), l’aneddoto più curioso: al suo seno piccolo e tondo, infatti, pare si sia ispirata la forma della famosa “coppa di champagne”, oggi sostituita dalla flûte per tutti gli spumanti secchi, mentre la coppa (da noi chiamata “ad Asti”) rimane appannaggio dei vini dolci.
Ebbene sì, avete capito tutto! Lo Champagne non è sempre stato secco! Fino alla seconda metà del XIX secolo si trattava infatti di un vino dolce.
Fu il commerciante inglese Burnes nel 1848 a chiedere per primo alla maison Perrier-Jouet uno spumante secco, senza aggiunta di zucchero prima dell’imbottigliamento. La strada non si profilava agevole, siccome tutti i consumatori erano abituati a bere Champagne dolce e i produttori erano ben lieti di aggiungere zucchero al vino per mascherare l’eccessiva acidità e asprezza… Uno Champagne senza zucchero avrebbe costretto il produttore a prolungare il soggiorno delle bottiglie in cantina, in modo che il passare del tempo attenuasse l’aggressività e la rozzezza del prodotto. Questo, come si può intuire, avrebbe comportato un immobilizzo notevole di capitale e quindi non era ben visto dalle maison.
Il risultato di Perrier-Jouet non fu per niente apprezzato dai consumatori inglesi.
Dopo aver ricevuto il rifiuto anche dalla maison Louis Roederer, Burnes fece un terzo tentativo nel 1860 allargando a più case vinicole. Nel 1865 Bollinger spedì infine in Inghilterra una partita di Champagne very dry e il successo del “secco” prese il via.
Nel 1880 lo Champagne come lo conosciamo noi vinse definitivamente la battaglia con il suo antenato dolce.
“Cin-cin.”

“E’ il solo vino che conosca capace di rendere una donna più bella dopo averlo bevuto.” Marchesa di Pompadour

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