Pietro Vanzina e la situazione amministrativa vanzonese di fine ‘800

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100_3280 - copiaVanzone, 28 Maggio 1899: le elezioni comunali fallirono per l’astensione in massa degli aventi diritto al voto. Per quale motivo?

La colpa, a leggere i giornali dell’epoca, era da attribuirsi in larga parte all’Avvocato Pietro Vanzina, Regio Commissario che aveva amministrato (gratuitamente) per sei lunghi mesi e rimesso in piedi il Comune, con lena e imparzialità, toccando forse cose che dovevano essere lasciate stare, rimettendo ordine in ciò che doveva rimanere per alcuni disorganizzato…

Il Comune di Vanzone con San Carlo, nato per decreto il 6 Maggio 1875, viveva infatti da tempo in condizioni di completa anarchia: non esisteva più un archivio, lo stato civile era abbandonato alla rinfusa, i registri di mobilitazione risultavano incompleti. Per non parlare della poco “nobile” situazione in cui si trovava l’Opera Pia De Albertis.

Sicuramente Vanzina, dopo il suo passaggio, aveva lasciato in paese non pochi mal di pancia, ma la risposta all’astensione era da attribuirsi più che altro a un semplice equivoco, in quanto il Notaio Birocchi (Presidente delle elezioni amministrative), constatando l’impossibilità di formare il seggio provvisorio alle ore 10, aveva dichiarato chiuse le votazioni alle 11,30, scatenando di conseguenza l’ira della popolazione.

Forte del buon lavoro svolto, Pietro Vanzina pubblicò un lungo e incisivo Memoriale per gli Elettori su quel che aveva scoperto non andare nell’Opera Pia De Albertis, che destinava a scopo di beneficenza meno del dieci per cento dei propri averi, oltre a compiere alcuni illeciti. Decise quindi di candidarsi alla carica di consigliere, raccogliendo 37 preferenze su 48 votanti alle elezioni del 18 Giugno. Il 2 Luglio venne poi eletto Sindaco da 8 consiglieri su 10 presenti in assemblea.

Ma chi era Pietro Vanzina?

Al contrario di quanto possa far collegare “Vanzina” a “Vanzone”, Pietro nacque a Lesa, sul Lago Maggiore. Studiò a Torino, dove si laureò in legge; qui, dopo essersi perfezionato nello studio del diritto, fondò la Rivista “La Giurisprudenza” di cui fu anche il direttore per una lunga serie d’anni. In quel periodico, “raccolse con meticolosa cura i responsi della Magistratura Italiana e li annotò di frequente con molto acume”. Ritiratosi in Valle Anzasca, dove possedeva beni ed ebbe sempre il suo domicilio, fu nominato nel 1895 presidente della Commissione Mandamentale delle imposte dirette, successivamente Commissario Regio e infine Sindaco di Vanzone con San Carlo.

Per comprendere appieno la forte e decisa personalità di Vanzina è interessante rileggere il discorso (rinnegato in maniera alquanto infelice due anni dopo) tenuto dal consigliere Camillo Albasini, che si rivolse a lui il giorno dell’insediamento “a nome pure dei colleghi, degli elettori e della popolazione di questo comune, onde esprimerle i più vivi e sinceri ringraziamenti ed i sentimenti di dovuta riconoscenza per l’opera proficua e benefica che per ben sei mesi indefessamente prestò con tanto diligente lavoro a vantaggi del nostro paese. Le più intricate questioni seppe risolverle con quella moderazione, quel sano e ponderato giudizio, con quella tenace volontà che forma una delle più spiccate sue doti personali. Né lo sgomentarono le molteplici difficoltà, né il soverchio lavoro, e non risparmiando né fatiche né disagi vi si dedicò con abnegazione e disinteressamento dando così al paese una splendida prova di patriottismo. La di lei opera non ne dubitiamo, sarà duratura, e benché per le circostanze del momento da alcuni non sia ben compresa, l’avvenire però gliene renderà piena ragione, perché il paese ne risentirà i benefici effetti.”

Durante i primissimi mesi di mandato, pare che avesse presentato e viste respinte più volte le dimissioni di Primo Cittadino.

vanzoneilcomune_jpg-viIl 30 Luglio 1900 pubblicò un avviso che vietava espressamente lo sparo dei mortaretti per la Festa della Madonna del Rosario, facendo seguito a una Circolare ministeriale d’ordine pubblico. Non l’avesse mai fatto! Si formò persino un numeroso comitato che chiese permesso al Sindaco di Bannio, il quale volentieri acconsentì allo sparo dei mortaretti all’alpe Piana presso il riale di confine fra Vanzone e Bannio, e sul giornale L’Ossola del 27 Ottobre comparve un articolo molto critico nei confronti di Vanzina, additato come asfissiante assertore delle regole: “Vanzone saprà reggersi anche senza grandi grani lumi legali e sottili interpreti troppo zelanti delle circolari siano pur anche Ministeriali.”

Si dimise definitivamente e si riandò a elezioni nel 1901. Non più rieletto ed entrato in rotta con il medico condotto Attilio Bianchi – per vari argomenti che non staremo adesso a ricordare – abbandonò la carica di consigliere, per non farvi più ritorno. Nel Giugno dello stesso anno, pubblicò una lettera al Direttore dell’Ossola, esponendo tutto il suo rammarico: “[…] Di fatti non me ne vennero imputati che tre; e sono 1. di non avere io permesso lo sparo dei mortaretti in un giorno di festa religiosa nel 1900; 2. di non avere voluto ricevere un atto di morte denunciatomi cinque giorni dopo che era avvenuta, e quando aveva già avuto luogo la sepoltura; 3. di avere tenuto chiuso due scuole quando l’anno scolastico era in corso. […] Ella scrive che non era lei che mi accusava, ma il popolo delle cinque giornate (rifacendosi a quelle di Milano del 1848, N.d.A.). Chi mai si è accorto, signor Rimoldi, che il popolo di Vanzone abbia avuto le sue cinque giornate? Cioè, sì, le avrebbe avute, ma se le sono fatte fra cinque o sei. E quale Sindaco o Commissario non avrà i suoi avversari? Io forse, che avevo sulla groppa lo sparo dei mortaretti, e la proposta di togliere alla Confraternita del SS. Sacramento l’amministrazione dell’Opera Pia De Albertis, proposta stata approvata alla unanimità dal Consiglio Provinciale, e dalla Giunta Provinciale amministrativa? Sarebbe stato infantile il crederlo. Fare il Sindaco in piccolo Comune! Dovrebbe essere dal Codice Penale inscritto nella scala delle pene! […] Le cinque giornate sono una sì colossale bugia da meritare per chi glie l’ha contata, ben più dei sette anni canonici di purgatorio; e testimoni mi sono il Prefetto e Sottoprefetto ai quali io ho sempre scritto che la popolazione di Vanzone in generale è buona e governabilissima.”

Dopo questo, si può in definitiva comprendere come a molti l’avvocato non fosse particolarmente simpatico, anzi, non piacesse affatto. Ma i frutti della sua incompresa tenacia si videro ancora dopo, nel 1902, con lo scioglimento dell’amministrazione dell’Opera Pia De Albertis.

Insignito il 30 Luglio 1905, dopo svariati rifiuti, della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, scomparve a Bannio il 19 Gennaio 1906. Secondo l’atto di morte aveva settantaquattro anni, per il giornale L’Ossola sessantasei… Seguendo la sua volontà, i funerali furono assai modesti. Alla porta della Chiesa di San Bartolomeo lesse il discorso il segretario Piccioni, che ne ricordò la vita e le opere. A Pontegrande la campanella dell’Oratorio di San Pietro annunciò il passaggio del feretro. A Vanzone, poi, i funerali ebbero forma puramente civile e al cimitero parlò il sig. Rimoldi, che con efficace espressione presentò il ritratto morale di Vanzina. Venne sepolto nella tomba di famiglia accanto alla moglie.

Infine, come succede spesso, apparve un riconoscimento, a commemorarlo: “Chi non conosceva nell’Ossola il popolare illustre vecchio, alto di statura, dallo sguardo imponente, dai tratti caratteristici, il flagellatore inesorabile di tutte le ingiustizie, il protettore di tutti i perseguitati che a lui si affidavano? Il suo nome era venerato o temuto od odiato a seconda delle circostanze ed in rapporto agli individui che con lui avevano  qualcosa di comune. Egli fu costante e fedele nelle amicizie ed altrettanto implacabile avversario di tutti coloro che della sua simpatia non credeva degni. Egli ebbe della giustizia e dell’onestà un concetto assolutamente rigido, con un taglio ben netto distingueva i giusti da quelli che giusti non erano, gli onesti dai disonesti; i primi li portava sul cuore, i secondi li esecrava. […] Povero Vanzina! Tutti i buoni, tutti gli onesti compiangono la sua dipartita, e gli stessi avversari devono, nell’intimo della loro coscienza, riconoscere che la terra conta un giusto di meno!”.

Tutte le epoche hanno le loro persone non capite appieno. L’Avv. Cav. Pietro Vanzina, forse, rientra in quella lunga lista. Un bell’esempio di “spirito di servizio” verso la propria comunità, da non dimenticare.

Damiano Oberoffer

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Questo articolo fa riferimento ai libri di Umberto De Petri pubblicati su ilmiolibro.it

Cronache di Vanzone con San Carlo a cavallo di due secoli (1895 – 1905)

Cronache di Vanzone con San Carlo al tramonto della Belle Époque (1906 – 1918)